Vertenze di lavoro; camera di conciliazione; redazione contratti di lavoro subordinato; consulenza alle cooperative di lavoro in materia di assunzione lavoratori comunitari ed extracomunitari.

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1) RIFORMA DEL LAVORO

2) LICENZIAMENTO

RIFORMA DEL LAVORO (RIFORMA BIAGI)

Le nuove regole prevedono esplicitamente le ipotesi in cui le imprese non potranno assolutamente far ricorso alla somministrazione di manodopera (c.d. affitto di manodopera).

È sancito in particolare il divieto:

  • per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  • salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione ovvero presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario di lavoro, con diritto al trattamento d’integrazione salariale;
  • da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi.

Il Decreto Legislativo n°276 del 10 settembre 2003, attuativo della legge n°30 del 14 febbraio 2003 (la cosiddetta Legge Biagi) di riforma del mercato del lavoro, ha introdotto alcune rilevanti novità in materia di rapporti di collaborazione determinando l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico di nuove forme di collaborazione che sono andate ad aggiungersi e, in alcuni casi a sostituire le collaborazioni coordinate e continuative tradizionali.

Allo stato attuale, il panorama dei rapporti di collaborazione ai sensi dell’art. 2222 c.c. ricomprende:

  • le collaborazioni a progetto;
  • le collaborazioni occasionali;
  • le vecchie collaborazioni coordinate e continuative.

Il lavoro a progetto, in realtà, non è una tipologia di collaborazione completamente nuova, ma piuttosto una sorta di rivisitazione delle preesistenti collaborazioni coordinate e continuative. In aggiunta ai tradizionali requisiti fin qui analizzati, quali l’assenza di subordinazione, la continuità, la coordinazione nonché la natura prevalentemente personale della prestazione, il rapporto di lavoro deve poter essere ricondotto a un progetto, un programma ovvero una fase di lavoro.

Con la circolare n°1 dell’8 gennaio 2004 il Ministero del Lavoro ha fornito la definizione di progetto: <<si intende un’attività produttiva ben identificabile e funzionalmente collegata ad un determinato risultato finale che può essere connesso all’attività principale o accessoria dell’impresa>>.

Per programma o fase di lavoro si intende un tipo di attività cui non è direttamente riconducibile un risultato finale e si caratterizzano per la produzione di un risultato solo parziale destinato ad essere integrato, in vista di un risultato finale, da altre lavorazioni e risultati parziali.

In assenza di un progetto, programma o fase di lavoro, il rapporto instaurato non può in alcun modo configurare una collaborazione a progetto ma, per espressa previsione legislativa, è considerato un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione (art. 69, comma 1, D. Lgs. n. 276/03).

Tale presunzione può essere superata solo in sede giudiziale con onere della prova a carico del committente, che dovrà poter dimostrare la natura autonoma del rapporto di lavoro.

Il contratto di lavoro a progetto deve avere forma scritta ai fini probatori e deve contenere le seguenti informazioni:

  • la durata del contratto con l’individuazione di una data certa o di un evento cui ricondurre la cessazione del rapporto;
  • l’individuazione del progetto, programma o fase di lavoro con indicazione delle relative caratteristiche;
  • la pattuizione del compenso, con riferimento ai criteri che sono stati utilizzati per la sua determinazione;
  • tempo e modalità di corresponsione del compenso;
  • le forme di coordinamento del collaboratore con il committente, facendo attenzione a non pregiudicare, con questa definizione, l’autonomia del collaboratore;
  • le indicazioni legate alla tutela e salute dei luoghi di lavoro, con riferimento alla disciplina prevista dal D. Lgs. N. 626/94 e successive modificazioni.

L’art. 61, co. 2, D.Lgs. n°276/2003 ha espressamente escluso dal campo di disciplina del lavoro a progetto, le prestazioni occasionali.

Questa esclusione ha rilievo solo ai fini civilistici, in quanto dal punto di vista fiscale si tratta sempre di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa che deve svolgersi nell’ambito del coordinamento e continuità della prestazione. Pertanto, i compensi derivanti da queste tipologie di prestazioni di collaborazioni occasionali si ritiene debbano essere sempre assimilati al reddito di lavoro dipendente e rientrano.

Il contratto di lavoro a progetto si risolve:

  • al raggiungimento dell’obiettivo, quindi, del risultato, identificabile nella realizzazione del progetto, del programma o della fase di lavoro;
  • prima del termine fissato o per giusta causa o per altre motivazioni diverse con le modalità eventualmente previste dal contratto, incluso la previsione di un periodo di preavviso.

Nell’ipotesi di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro le parti possono concordare inoltre l’applicazione di una penale.

Tale previsione tutela sia il committente il quale, da un lato, si riserva la possibilità di recedere dal contratto anticipatamente, seppure pagandola suddetta penale, qualora, ad esempio, non sia soddisfatto dell’operato del collaboratore, dall’altro, rendendo oneroso l’eventuale recesso da parte del collaboratore, rafforza il vincolo contrattuale instaurato con il prestatore.

I rapporti di collaborazione privi di un progetto programma o fase di lavoro, già in essere alla data del 24 ottobre 2003 (data di entrata in vigore della riforma Biagi), mantengono la loro efficacia fino alla loro naturale scadenza e, comunque, non oltre il 24 ottobre 2004.

Per espressa previsione legislativa, in presenza di accordo sindacale aziendale, sarà possibile prevedere che i contratti in esame abbiano una validità temporale più lunga a condizione che nell’accordo sia definita la transizione di questi collaboratori verso:

  • il lavoro a progetto oppure;
  • il lavoro subordinato, sia esso a tempo indeterminato, a termine, a tempo parziale, ecc. oppure ancora ad altre forme di lavoro subordinato introdotte dal D. Lgs. n. 276/ 2003 (lavoro a chiamata, lavoro ripartito, somministrazione, ecc.)

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